Una semana de Villa

Finalmente a casa, chiudo la porta. È tutto come sempre un po’ sotto sopra, il tavolo della cucina è ricoperto da carta riciclata, colla e cartone, della serie “non portarsi il lavoro a casa”. Il Venerdì ho un po’ di tranquillità solo per qualche ora, prima di riorganizzare il lavoro per tutta la settimana. È da un po’ che abbiamo iniziato.  Il taller de reciclaje era una piccola stanza buia, senza pareti, dove la roccia viva ne crea l’ambiente adatto per un deposito, con i bimbi a scadenza mensile si fa una pulizia generale e si raccoglie tutta la differenziata per poi rivenderla al recicladero. Da qualche settimana abbiamo stravolto un po’ l’idea del taller, non ci limitiamo più all’acopio ma, comprato il materiale, abbiamo avviato la produzione di carta riciclata iniziando a creare tutto quello che la fantasia dei bambini può inventare, agende, portafoto e segnalibri.

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Con la vendita dei prodotti possiamo finalmente ripagare il prestito concesso dalla Ong Ifejant e alla fine dell’anno dividere la ganancia  ai bimbi che partecipano una volta a settimana e a volte anche di più al gruppo di Prominat’s Reciclaje.

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Sperando che con l’avvio di questa nuova idea del taller nei prossimi anni si possa capacitare qualcuno interno alla comunità, senza lasciare tutto nelle mani del volontariato in quanto alla fine del progetto potrebbe perdersi nel riciclo dei nuovi volontari. Credo che dovrebbero concentrarsi più nel responsabilizzare qualcuno del posto piuttosto che affogare noi volontari di responsabilità… Diventare dal nulla responsabili effettivi dei progetti e dei propri sviluppi è attraente e allo stesso tempo rischioso. Sino a ieri le nostre vite erano altrove, lontane e disperse nella preoccupazione occidentale del sopravvivere e con altre sfumature. Essere immersi in questa nuova avventura è bellissimo oltre che affascinante, allo stesso tempo ti lascia quel dubbio, quella specie di amaro in bocca, non lo stesso del caffè, quello che non sai riconoscere e ti chiedi quotidianamente cosa ne sarà di tutto quello che sto costruendo? Per ora faccio ciò che posso, spinto dall’entusiasmo, sempre vivo, dalla disillusione di come funziona la cooperazione, dalla capacità organizzativa peruviana e dalla curvatura spaziotemporale che qui è differente.

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La mattina alle 6.20 la prima sveglia, la seconda dieci minuti dopo, caffè esclusivamente italiano e si parte. A cinque cuadre c’è il Chama che mi aspetta, in realtà non attende neanche se mi vede correre come un forsennato però igual. Un sol y vente e il viaggio inizia così, nei pensieri che corrono meno del collettivo, guardando quel mondo lì fuori che sembra sempre più il tuo, gente che si affanna alle prime luci dell’alba per le strade affollate di cibo del desayuno di pan y lo que quieres, quinoa,  maca e estratti naturali a cui già dopo sei mesi non puoi rinunciare. Il tempo vola attraversando Barranco poi Surco e San Juan, finalmente si entra nella gigantesca Villa Maria. A tratti sembra essere nell’Africa di qualche documentario. Tra il mercato del pesce e la gente che vende qualsiasi cosa per strada è tutto un gran Bazar. Una confusione di voci e di colori, di carrozzeria antica, di pneumatici consumati sull’asfalto ma quando si presenta lui, c’è solo lui e la sua unica voce nel ruido di fondo della vita che c’è fuori. Qui dentro si ascolta solo la sua, sempre in viaggio, quella voce che racconta centinaia di volte al giorno, commuovendo i cuori di tutti, la sua storia, costretto a vendere caramelle o piccoli oggetti, niente è per caso, hanno una storia per qualsiasi momento e ciò che vendono è un pezzo importante della loro come le penne biro per migliorare l’educazione del Peru o le caramelle al sabor menta y limon para la garganta e per rinfrescare l’alito. Ce n’è per tutti dallo spacciatore di poesie di Neruda al rapper più famoso del barrio e c’è anche lui, poi, che in pochi minuti ti riempie con le sue odi e i suoi canti biblici nelle orazioni per cui Cristo sarebbe fiero e il tuo viaggio finisce al paradero 11 di Villa Maria, come se ti fossi appena confessato e con una China (50centesimi di soles) hai contribuito alla costruzione di un Peru migliore. Dopo quel viaggio durato solo un’ora alla ricerca delle risposte nei pensieri più profondi, ecco che lì ti aspetta la scalata mattutina del cerro. In moto o micro dipende da te. Sta scendendo la nebbia, spessa come pioggia, che avvolge tutto in un bagno fresco d’inquinamento e odore di basura, ammucchiata agli angoli delle strade in attesa che al passaggio di chi ne ha bisogno si riduca sempre più, fortunatamente ci sono anche i cani a tener pulita la città. La salita non è sempre facile, non esistono strade ma solo polvere e fango e dopo dieci minuti di tragitto finalmente possiamo darci il buongiorno. villamaria3

Saluto la “mami” la señora Doris che nella tienda della scuola prepara la colazione e i vari momenti da dedicare alla comida e qui devo dire ce ne sono parecchi. Io mi preoccupo di organizzare la spesa delle galletas, golosinas e tutto ciò di cui la carie ha bisogno per scavare tunnel interminabili tra quei sorrisi un po’ ingialliti che ti riempiono la giornata. Ogni giorno i bambini del Prominat’s Quiosco “auto organizzati” gestiscono la vendita dei prodotti della tienda, nei tre momenti in cui non hanno classe. Una volta a settimana con un tre ruote (mototaxi) vado a fare la spesa in una tienda ai piedi del cerro. La compra all’once  è sempre un’avventura nonostante stia cercando di alleviare il lavoro della chica che mi vende i prodotti , facendo la lista, mettendo in ordine tutti i prezzi c’è sempre qualcosa che si dimentica di mettere negli scatoloni o in buonafede sempre modifica qualche prezzo. Così volano le solite due ore, tra le chiacchiere, le domande settimanali su figli, flaca, novia o tutto quello cui tre donne peruviane sono interessate a sapere quando vedono un “churro” (a quanto dicono). Così riprendo il viaggio e metto a nuovo il Quiosco. Tutto al proprio posto e il delirio del martedì con la tienda che brulica di golosinas può iniziare! cocinaNel pomeriggio c’è il mio taller di cucina sempre con il gruppo di dieci bimbi scalmanati che tra una partita a calcio, una mano a terra e una mano in pasta si preparano delizie di altri tempi, alla riscoperta della cucina italiana più complessa tra panzerotti al forno, focaccia e pizza a quella fusion con brownies, torta di carote, frollini al parmigiano e muffin di ogni genere…Tutto in forno e una volta sterminati anche i batteri più difficili (quelli che prima giocavano a calcio per intenderci) si possono ripartire tra i bimbi le varie sfornate, al prossimo martedì devono riportare il corrispettivo in soles dei prodotti venduti e alla fine del progetto saranno divisi i compensi in base alle vendite. Ora tutti a casa però solo dopo aver pulito la cucina anche se è difficile captare la differenza tra prima e dopo. L’indomani qualsiasi sia stato l’esito della pulizia della cucina la domanda è: chi ha usato la cucina ieri? Dopo alcuni mesi ho capito che quella domanda l’avrebbero fatta anche se l’avessero usata loro. Il mercoledì dopo la solita quotidiana classe d’inglese quando la mandria si disperde restano i pochi superstiti del taller di reciclaje che armati di sorrisi e gana di giocare pasticciano tra la carta sminuzzata ammollata in acqua per un giorno e le varie tempere per creare il nostro nuovo foglio di carta, che, con camomilla, fiori o caffè, andrà a foderare le nostre splendide creazioni come le agende o i portafoto.portafoto agenda Finalmente il giovedì e il venerdì tra i conti e l’organizzazione delle spese dei taller, posso capire come evitare i vari problemi che, nonostante l’analisi accurata del fine settimana trascorso non troppo borracho a zonzo per la città, si ripresentano costantemente nelle settimane successive. Così settimane dopo settimane questi primi sei mesi sono volati via,  mi sembra appena ieri essere riuscito a capire un po’ come far funzionare il tutto in questa confusione, nella stessa confusione del mio spagnolo ricco di elementi baresi, che però per scambiarmi per argentino vorrà dire che un po’ funziona. Durante il ritorno a casa la penica sul bus è d’obbligo, il sud America ha bisogno di energie sempre vive. Una volta a casa, su il caffè,doccia calda e una nuova avventura è lì che ci aspetta sperando non voli così in fretta.

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Informazioni su Vito Chimienti

Nasce nella ricchissima Puglia, dove la terra rossastra regala frutti meravigliosi e paesaggi mozzafiato. Comprende sin da adolescente la necessità di partecipare alla costruzione di un tessuto sociale più sensibile a tematiche come i diritti dell'infanzia, la pace e il rispetto per l’ambiente, perciò si dedica per anni alla passione per la cittadinanza attiva, la politica e l’associazionismo. Parte da Bari come Educatore Professionale e spinto sempre dalla voglia di scoperta si sperimenta a Roma, per sei anni, dove si specializza come Educatore Coordinatore dei Servizi. Non contento, dopo anche alcune esperienze lavorative rilevanti come quella di Telefono Azzurro, si avventura e improvvisa cuoco nella calorosa Copenhagen spinto dalla voglia di migliorarsi in inglese e per testare il proprio spirito di adattamento. Il sogno di potersi conoscere meglio attraverso gli altri, condividere emozioni e sensazioni attraverso incontri con nuove culture lo spinge oltre oceano...in Perù, una terra magica.

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